Il movimento che cura: storie, emozioni e corpo nel Parkinson
1. Introduzione
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa
complessa che, oltre ai sintomi motori come rigidità, tremore e difficoltà di
equilibrio, coinvolge anche aspetti cognitivi, emotivi e relazionali. Proprio
per questa natura multidimensionale, la riabilitazione non può limitarsi al
solo recupero funzionale del movimento: è necessario un approccio integrato,
che tenga conto della globalità della persona.
Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha
sottolineato l’importanza di percorsi riabilitativi che combinino esercizi
motori, stimolazione cognitiva, sostegno psicologico e pratiche che favoriscano
il benessere globale. In questa prospettiva, la riabilitazione diventa non solo
un mezzo per contrastare la progressione dei sintomi, ma anche uno strumento
per mantenere autonomia, qualità della vita e senso di identità.
Presentazione della mia prospettiva
Nella mia esperienza clinica, maturata negli ultimi dieci
anni accanto a persone con Parkinson e parkinsonismi, ho compreso che la
riabilitazione più efficace nasce dall’incontro tra tecnica e umanità. Non si
tratta solo di proporre esercizi per migliorare postura, equilibrio o
coordinazione, ma di creare uno spazio in cui il corpo, le emozioni e la storia
personale del paziente possano dialogare.
Il movimento, allora, diventa una forma di ascolto profondo
di sé; l’esercizio fisico si trasforma in esperienza di consapevolezza; la
condivisione di ricordi e vissuti apre a un senso di appartenenza e dignità. In
questo modo, la riabilitazione non è soltanto un percorso terapeutico, ma
diventa un viaggio di cura che abbraccia la persona nella sua interezza.
2. Il corpo in movimento
I principi della riabilitazione fisioterapica classica
La riabilitazione fisioterapica nelle persone con Parkinson
si fonda su alcuni pilastri fondamentali: postura, equilibrio e mobilità.
Postura
La malattia porta spesso a un atteggiamento in flessione, con il tronco piegato
in avanti e una riduzione dell’ampiezza dei movimenti. Il lavoro posturale mira
a contrastare questa tendenza, rinforzando i muscoli estensori, favorendo
l’allineamento della colonna e aumentando la percezione corporea. L’obiettivo è
restituire al paziente una maggiore apertura del corpo e una sensazione di
radicamento, che si traduce anche in un miglior respiro e in una maggiore
fiducia nel movimento.
Equilibrio
Le alterazioni dell’equilibrio sono tra le principali cause di caduta. Per
questo, la riabilitazione si concentra su esercizi che stimolano i sistemi
vestibolare, visivo e propriocettivo. Attraverso attività di trasferimento del
peso, cambi di direzione, cammino su diverse superfici, il paziente impara a
gestire le instabilità, migliorando sicurezza e autonomia nella vita
quotidiana.
Mobilità
Il rallentamento motorio (bradicinesia) e la rigidità limitano la fluidità
del movimento. Gli esercizi mirano a mantenere l’elasticità muscolare, a
stimolare la coordinazione e ad ampliare la gamma di movimento articolare.
Tecniche come i movimenti ritmici, le sequenze funzionali (alzarsi da una
sedia, girarsi nel letto, camminare con passi ampi) e l’uso di stimoli esterni
(visivi, acustici, tattili) aiutano a contrastare il blocco motorio e a
ritrovare fluidità.
Insieme, questi tre principi costituiscono la base della
fisioterapia tradizionale: un lavoro mirato a preservare autonomia e
indipendenza, ma che trova la sua massima efficacia quando viene integrato con
strategie di coinvolgimento emotivo, cognitivo e relazionale.
Dal corpo alla consapevolezza: il ponte con il Qi Gong
I tre pilastri della riabilitazione fisioterapica – postura,
equilibrio e mobilità – trovano un corrispettivo spontaneo nelle pratiche
di Qi Gong, che da secoli lavorano sugli stessi aspetti attraverso il
linguaggio del respiro, dell’energia e del movimento armonico.
Postura →
Radicamento
Il lavoro posturale che in fisioterapia mira a riallineare
la colonna e aprire il torace, nel Qi Gong diventa pratica di radicamento. Il
corpo si percepisce come un albero: i piedi ben piantati a terra, la sommità
del capo protesa verso il cielo. Questo allineamento non solo migliora
l’assetto biomeccanico, ma infonde anche stabilità interiore.
Equilibrio →
Centratura
Gli esercizi per l’equilibrio in riabilitazione si
trasformano nel Qi Gong in un’arte della centratura. Non è solo il corpo che
cerca stabilità, ma anche la mente che impara a ritrovare un centro calmo. Nei
movimenti lenti e circolari, il paziente allena la capacità di spostare il peso
in modo consapevole, ritrovando fiducia e sicurezza.
Mobilità →
Fluidità
La mobilità articolare e muscolare, stimolata in
fisioterapia con esercizi funzionali e ritmici, nel Qi Gong si esprime come
fluidità. Ogni gesto diventa una piccola danza che scioglie la rigidità,
favorisce l’elasticità e libera l’energia vitale. Il movimento non è più un
compito faticoso, ma un flusso che accompagna il respiro e alleggerisce il
corpo.
Così, i principi della riabilitazione si intrecciano con
quelli del Qi Gong: la postura diventa radicamento, l’equilibrio centratura, la
mobilità fluidità. Questa integrazione restituisce al paziente non solo
capacità motorie, ma anche un senso di presenza, armonia e fiducia nella vita
quotidiana.
|
Principio riabilitativo |
Obiettivo
fisioterapico |
Principio nel Qi
Gong |
Esperienza per il
paziente |
|
Postura |
Allineare la colonna,
aprire il torace, contrastare l’atteggiamento flesso |
Radicamento – il
corpo come un albero tra cielo e terra |
Sensazione di
stabilità, respiro più ampio, fiducia nel proprio asse |
|
Equilibrio |
Prevenire cadute,
migliorare la gestione del peso e delle instabilità |
Centratura –
ritrovare il centro calmo e muoversi con consapevolezza |
Maggiore sicurezza nei
movimenti, riduzione della paura di cadere |
|
Mobilità |
Ampliare il movimento
articolare, contrastare rigidità e bradicinesia |
Fluidità –
trasformare il gesto in un flusso continuo legato al respiro |
Movimenti più armonici,
percezione di leggerezza e vitalità |
Esempi pratici di integrazione
1. Postura → Radicamento
- Riabilitazione
fisioterapica: esercizio in piedi con schiena al muro, talloni a pochi centimetri
dalla parete. Si chiede al paziente di percepire i punti di contatto
(occipite, scapole, bacino) e mantenere l’allineamento, respirando
profondamente.
- Qi Gong: posizione del “Wu Ji”
(stare in piedi come un albero). Piedi paralleli, ginocchia leggermente
flesse, braccia morbide lungo i fianchi, testa che si solleva verso il
cielo. Si immagina di affondare le radici nella terra.
2. Equilibrio → Centratura
- Riabilitazione
fisioterapica: esercizio di trasferimento del peso da un piede all’altro. Il
paziente si sposta lentamente, percependo la pressione sotto il piede di
appoggio, senza sollevare le punte.
- Qi Gong: movimento chiamato “Calmare
il Cuore Pacificare la Mente”. Da posizione eretta, ci si inclina
leggermente a destra e a sinistra, mantenendo il centro del corpo stabile
e fluido, come se si fosse radicati ma flessibili.
3. Mobilità → Fluidità
- Riabilitazione
fisioterapica: esercizio funzionale per il passo ampio. Il paziente cammina nello
spazio con passi deliberatamente più grandi del normale, oscillando le
braccia per favorire il ritmo.
- Qi Gong: movimento “Aprire il
petto e spingere le mani”. Con passi lenti e ampi, si accompagna il
movimento delle braccia che salgono davanti al torace e poi si spingono
dolcemente in avanti, seguendo il respiro.
Dal movimento al senso: quando il
corpo ritrova la sua voce
Questi esempi mostrano
come i principi della fisioterapia e quelli del Qi Gong non siano mondi
separati, ma linguaggi che si completano a vicenda. Il lavoro sull’allineamento
posturale trova nuova forza nel radicamento; gli esercizi per l’equilibrio si trasformano
in un’arte della centratura; la mobilità articolare diventa un’esperienza di
fluidità.
Nel mio percorso
accanto alle persone con Parkinson, ho sperimentato che la vera efficacia nasce
proprio da questa integrazione: il gesto tecnico, preciso e mirato, si
arricchisce di una dimensione vitale, simbolica e consapevole. Il movimento non
è più soltanto correzione o allenamento, ma diventa un atto di presenza, di
dignità e di apertura verso la vita.
In questo modo, la
riabilitazione si trasforma in un viaggio corporeo ed emotivo, in cui il
paziente non è solo destinatario di esercizi, ma protagonista di un cammino che
unisce cura, ascolto e trasformazione.
Nel Parkinson, il Qi Gong diventa una pratica di grande
valore terapeutico e umano. I movimenti lenti e consapevoli, tipici di questa
disciplina, offrono al cervello la possibilità di ricostruire mappe motorie più
armoniche, stimolando la plasticità neuronale e compensando, almeno in parte,
la perdita di automatismi tipica della malattia.
La lentezza intenzionale aiuta la persona con Parkinson a
ritrovare il senso del movimento fluido, contrastando la rigidità e la
frammentazione del gesto. La coordinazione tra respiro e movimento agisce sulla
regolazione del tono muscolare, migliora la stabilità e sostiene l’equilibrio,
mentre l’attenzione piena al corpo rinforza la connessione mente-corpo, spesso
indebolita dalla paura di cadere o dalla sensazione di perdita di controllo.
Sul piano profondo, il Qi Gong diventa un allenamento alla
presenza, capace di calmare l’ansia e la mente agitata, restituendo fiducia e
piacere nel muoversi. Praticato con costanza, favorisce un respiro più ampio e
ritmico, una maggiore scioltezza articolare, e soprattutto una nuova qualità
del vivere il corpo, in cui anche piccoli movimenti tornano a essere pieni di
significato e vitalità.
In questo senso, il Qi Gong non è solo esercizio: è un
cammino di armonizzazione che accompagna la persona con Parkinson verso un
movimento più libero, integrato e consapevole.
Scheda per i pazienti: “Benefici delle pratiche corpo-mente nel Parkinson”
Movimento
consapevole per il Parkinson: cosa può fare per te
|
Tema |
Cosa significa per te |
Cosa possiamo fare |
|
Plasticità / adattamento del
sistema nervoso |
Il cervello può rimodellarsi in risposta a stimoli
nuovi |
Muoversi con attenzione, lentamente, variando i
gesti |
|
Equilibrio e riduzione delle cadute |
Miglior controllo posturale, minori rischi |
Tai Chi o Qi Gong con esercizi di spostamento del
peso e cambi di base (es. monopodalismo) |
|
Coordinazione motoria e fluidità |
Il movimento diventa più armonico, meno frammentato |
Esercizi che uniscono arti, tronco e respiro (es. Qi Gong
adattato) |
|
Respiro e rilassamento |
Miglioramento della capacità respiratoria e
riduzione della tensione |
Respirazioni guidate, meditazione o mindfulness |
|
Salute mentale e benessere emotivo |
Diminuzione di ansia, depressione, stress, miglior
qualità di vita |
Pratiche mente-corpo integrate a terapie mediche |
|
Sicurezza |
Pratiche dolci, senza impatti, adatte anche in fasi
lievi-moderate |
Iniziare con guida esperta, evitare sforzi estremi,
adattare alle condizioni |
Raccomandazioni
pratiche
1.
Inizia gradualmente
Fai piccoli
esercizi 2–3 volte a settimana, 20–30 minuti. Fai attenzione a respirare
profondamente, con lenta espirazione.
2.
Forma assistita all’inizio
Frequenta un
corso guidato, idealmente con esperienza su Parkinson. Informa l’insegnante sulle
tue limitazioni.
3.
Attenzione alla postura e all’appoggio
Usa sedie o
supporti quando necessario; evita esercizi su superfici scivolose.
4.
Costanza
Gli studi
suggeriscono che almeno 6 mesi d’intervento (es. tai chi per 24 settimane)
mostrano i risultati migliori.
5.
Integra al trattamento medico/fisioterapico
Queste
pratiche non sostituiscono farmaci, fisioterapia o trattamenti standard, ma li
arricchiscono.
6.
Segnala al medico qualunque cambiamento
Se avverti
capogiri, instabilità grave o sintomi nuovi, sospendi e consulta.
Esempi pratici semplici
·
Spostamento
del peso avanti-indietro con movimenti lenti
·
Passi
in avanti-retro con attivazione del tronco
·
Respirazione
addominale con mani su pancia
·
Seduti:
sollevare un piede, appoggiare e cambiare lato
·
Meditazione
guidata (3–5 minuti) concentrandosi su sensazioni e respiro
Link utili per approfondire (liberamente accessibili)
·
Studio
tai chi e equilibrio nel Parkinson (NEJM)
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1107911 New England
Journal of Medicine
·
Yoga
nel Parkinson – studio pilota 2018
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6221276/
scienceopen.com
·
Mindfulness
& cambiamenti cerebrali nel Parkinson
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24184066/ PubMed
·
Mindfulness-based
stress reduction in PD (studio RCT)
https://www.research.ed.ac.uk/files/84471256/s12883_017_0876_4.pdf research.ed.ac.uk
·
Studio
pilota mindfulness personalizzato (IPSUM)
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2021.763350/full
Frontiers
3. La dimensione affettiva e narrativa: la storia personale e le emozioni
nella riabilitazione del Parkinson
Il corpo come archivio di vita
Nel Parkinson, il corpo non è soltanto l’oggetto della
riabilitazione, ma il luogo dove la vita interiore e la biografia emotiva si
incarnano. Rigidità, lentezza o tremore non sono solo manifestazioni
neurologiche: raccontano spesso anni di adattamenti sottili, di trattenimento,
di controllo o di paura di perdere l’equilibrio — fisico e simbolico. Ogni
paziente arriva alla riabilitazione con un “corpo narrante” che contiene
memorie affettive, relazionali e identitarie. Riconoscere questo patrimonio non
è un atto poetico, ma una necessità clinica: solo integrando il vissuto
personale nel processo terapeutico si può generare una reale alleanza
riabilitativa.
Emozioni e movimento: un asse neurofisiologico
Le emozioni non sono accessorie al processo riabilitativo,
ma forze regolatrici dei circuiti motori.
La letteratura neurobiologica mostra che le reti dopaminergiche coinvolte nel
movimento sono intimamente connesse ai sistemi limbici che modulano motivazione
e piacere. L’ansia, il senso di inadeguatezza o la paura di cadere accentuano
la rigidità e il freezing; al contrario, la curiosità, la gioia e la fiducia
ampliano le possibilità di movimento e migliorano la coordinazione. Studi su
interventi mente-corpo (Tai Chi, Qi Gong, danza, yoga, mindfulness) dimostrano
che un coinvolgimento emotivo positivo favorisce neuroplasticità, equilibrio e
qualità di vita (Li et al., 2012; Pickut et al., 2013; Van Puymbroeck et al.,
2018).
La riabilitazione come processo narrativo
Negli ultimi anni si sta affermando un nuovo paradigma: la
riabilitazione come costruzione di senso.
Le pratiche corporee diventano più efficaci quando il paziente può rileggere la
propria storia attraverso il corpo, trasformando la fragilità in linguaggio.
Le interviste affettive, condotte con ascolto empatico e
domande aperte (“Come si è modificato il tuo modo di camminare nella vita?”
“Cosa senti di trattenere o di spingere via?”), aiutano la persona a
riconoscere la trama emozionale che attraversa i propri gesti. Questo processo
si arricchisce nella stesura di narrazioni affettive, brevi testi o
testimonianze scritte in cui il paziente restituisce valore al proprio vissuto
di malattia, riconoscendo nella riabilitazione non solo un atto tecnico, ma un
cammino di identità.
La funzione terapeutica della narrazione affettiva
Scrivere o raccontare la propria esperienza attiva aree
cerebrali simili a quelle del movimento immaginato e del ricordo
autobiografico. La narrazione affettiva facilita la riorganizzazione del senso
di sé, aumenta l’autoefficacia percepita e favorisce l’integrazione
corpo-mente. In ambito Parkinson, la combinazione tra movimento consapevole e
narrazione personale aiuta a trasformare il sintomo da evento limitante a
messaggio da comprendere e ri-significare. Il fisioterapista o l’educatore
corporeo diventa così un “testimone” del racconto: accompagna il paziente a
ritrovare la propria voce nel corpo, promuovendo fiducia, autonomia e speranza.
Pratiche integrate
Nella pratica clinica, questi principi possono tradursi in:
·
Colloqui iniziali affettivi, che precedono il programma riabilitativo e indagano
la relazione del paziente con il proprio corpo e la malattia.
·
Sessioni di movimento espressivo o Qi Gong, dove il gesto diventa
occasione di ascolto e di racconto (“Cosa senti muoversi dentro mentre il corpo
si apre?”).
·
Spazi di scrittura o di restituzione narrativa, al termine del percorso,
in cui il paziente può mettere in parole la propria esperienza, riconoscendo i
cambiamenti non solo fisici ma interiori.
Questi strumenti non sostituiscono la riabilitazione
tradizionale, ma ne ampliano la dimensione trasformativa, restituendo alla cura
un significato integrale.
Conclusione
La riabilitazione del Parkinson, quando accoglie la storia e
le emozioni del paziente, smette di essere un protocollo e diventa un percorso
di umanizzazione del movimento. Ogni gesto ritrovato, ogni respiro consapevole,
ogni parola scritta restituiscono valore al vissuto e riattivano la fiducia nel
corpo come luogo di presenza e continuità. In questa prospettiva, curare
significa aiutare a raccontarsi attraverso il movimento, perché ciò che trova
voce e senso — nel corpo come nella parola — può tornare a muoversi.
4. Un modello integrato
Nelle mie pratiche dedicate alle persone con Parkinson, il
Qi Gong, la riabilitazione e la narrazione affettiva si incontrano come tre vie
convergenti verso un unico obiettivo: restituire unità e senso all’esperienza
del corpo.
Il Qi Gong introduce nella riabilitazione una dimensione di
movimento consapevole, in cui lentezza, respiro e attenzione diventano
strumenti per riattivare la plasticità neuro-motoria e la percezione interiore.
Attraverso gesti armonici e ciclici, il corpo impara nuovamente a fidarsi del
proprio ritmo, a sciogliere la paura del disequilibrio e a ritrovare uno spazio
di presenza.
La riabilitazione fornisce il linguaggio clinico e la
struttura metodologica che danno continuità e sicurezza a questo percorso.
L’approccio fisioterapico si apre così a una dimensione più ampia, dove il
gesto tecnico si intreccia con la dimensione relazionale ed esperienziale, e la
cura del corpo diventa anche cura del vissuto.
La narrazione affettiva, infine, consente alla persona di
mettere in parole la propria trasformazione. Attraverso colloqui, scritture o
restituzioni condivise, il paziente riconosce nella pratica corporea un modo
per raccontarsi e ritrovarsi, trasformando la malattia in una storia che può
essere ascoltata, integrata e compresa.
In questo intreccio, il corpo torna a essere un linguaggio
di senso, e la riabilitazione diventa un cammino di presenza, ascolto e
significato.
5. Conclusione
La riabilitazione nel Parkinson non è solo un percorso di
recupero funzionale: è un cammino di dignità, presenza e bellezza. Ogni
esercizio, ogni movimento, ogni atto di cura diventa un modo per ricordare alla
persona che il proprio corpo, pur attraversato dalla fragilità, resta vivo,
intelligente e capace di trasformazione.
Riabilitare significa allora restituire voce al corpo e
spazio all’esperienza umana che esso custodisce. È accompagnare la persona a
ritrovare un ritmo possibile, un equilibrio che non nega il limite ma lo abita
con grazia. È anche offrire un contesto in cui la relazione, l’ascolto e il
significato tornano parte integrante della cura.
In questa prospettiva, il gesto terapeutico si fa atto
estetico e spirituale: un movimento che riconnette alla terra, al respiro e al
fluire della vita.
“Come il respiro che si
espande e ritorna, così la riabilitazione è un andare e venire
tra ciò che si perde e ciò
che si ritrova
un invito costante a restare
presenti, radicati e in cammino.”
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