Fotobiomodulazione e Parkinson: una luce che merita attenzione
Negli ultimi anni la fotobiomodulazione sta suscitando un interesse crescente nella ricerca sul Parkinson. L’idea è affascinante: utilizzare particolari lunghezze d’onda della luce rossa e del vicino infrarosso per sostenere il funzionamento delle cellule, favorire la produzione di energia e modulare alcuni processi coinvolti nella neurodegenerazione. Non si tratta di una luce che scalda o brucia i tessuti. La fotobiomodulazione utilizza LED o laser a bassa intensità per inviare alle cellule uno stimolo biologico. È come se la luce fornisse un segnale, invitando la cellula a utilizzare meglio le proprie risorse. Nel Parkinson questa possibilità è particolarmente interessante, perché la malattia non riguarda soltanto la dopamina. Entrano in gioco anche la sofferenza dei mitocondri, lo stress ossidativo, la neuroinfiammazione, le alterazioni metaboliche e la progressiva difficoltà delle cellule nervose a mantenere il proprio equilibrio. La domanda, quindi, è inevitabile: la luce può aiut...